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SCEGLI ME ! Impara a distinguerti nel mondo del lavoro!

Il 20 Marzo sarò a Torino in PRime ( associazione europea di studenti di comunicazione e relazioni pubbliche)  per parlare di CV2.0 e Personal Branding al primo appuntamento di “SCEGLI ME!”, il ciclo di due incontri che offrirà tutti gli strumenti per presentarvi al mondo del lavoro in modo consapevole ed efficace ….. se siete da quelle parti vi aspetto!

Anna_Martini_Prime

ecco il link per registravi dal sito di Prime oppure da Facebook

… sempre per “Farsi Scegliere, Potendo Scegliere!”

a presto

Anna


Un’istantanea che ti rappresenti

“Tieni sempre pronta una fotografia di te e delle tue passioni” perchè durante un colloquio ti sarà utile poterla mostrare al tuo interlocutore che, guardandola,  capirà molto su di te, in maniera autentica, e non ti scorderà.

Chiaramente il suggerimento è metaforico, ma è la prima cosa che ho pensato guardando questa immagine, questa bellissima foto che Cata Alvarez mi ha autorizzato a pubblicare. [grazie davvero Cata!]

La foto è semplice, armoniosa, delicata, ben assemblata e intrigante … caratteristiche che dovremmo riuscire a trasmettere durante un colloquio, vediamo come:

Semplice

l’autenticità, la semplicità sono caratteristiche importanti da trasmettere per far si che tutto ciò che diciamo venga ascoltato con immediatezza e percepito come vero.  Non dimentichiamo che un buon Personal Branding non deve essere artefatto o montato … essere se stessi è importante.

Armoniosa

l’armonia, come in tutte le cose, non stona. Armonia intesa come collegamento tra le esperienze:  sono coerenti tra loro? trasmettono la tua vision? si intuisce il tuo piano? si vede l’evoluzione? la crescita? Un esempio potrebbe essere di chi sta vivendo un momento di Career Change e sta compensando i gap formativi per andare da un punto ad un altro … con pianificazione e metodo: un ottimo esempio di armonia tra le parti.

Delicata

Nelle relazioni di ogni genere bisogna esserlo ma soprattutto quando vogliamo lasciare un ricordo in chi ci ascolta. Agire un comportamento delicato nei confronti dell’altro, rispettoso, aperto nell’ascolto, pronto ad interagire.

Intrigante

Qui più che nelle altri parti è necessario un buon Personal Branding perchè tutte le informazioni che giungeranno prima di noi stessi al nostro interlocutore serviranno a creare interesting e a creare il terreno per uno scambio d’informazioni volte ad arrivare subito al sodo, ossia a saltare i preamboli del colloquio.

Concludo

Affrontare un colloquio con una foto così bella in mente non può che aiutarci a visualizzare positività per raggiungere il nostro obiettivo  di farci scegliere, potendo scegliere, giusto?

Grazie, a presto

Anna


Primo colloquio via Skype?

questo we mi sono imbattuta in una discussione su LinkedIn che merita un’approfondimento e qualche considerazione.

L’accaduto

Ida, apre una discussione in un gruppo dedicato alla ricerca di lavoro proprio con il titolo di questo post dicendo: “ ho appena ricevuto una mail per un colloquio conoscitivo e alla mia richiesta di sostenerlo tramite Skype hanno titubato e ancora devono darmi una risposta definitiva.”

Ida poi aggiunge: “Io sono disponibilissima a trasferirmi e ho viaggiato per lavoro, quindi non è il viaggio il problema. Il fatto sta che andare oggi a Milano, domani a Roma e dopodomani a Bologna, sono costi (e non irrisori) che chi, come me, essendo disoccupato da qualche mese, vorrebbe evitare di sostenere inutilmente, anche perchè spesso questi primi colloqui vengono sostenuti presso le agenzie che si limitano a richiederti le cose già indicate nel curriculum. Dato che la stessa conversazione si può benissimo effettuare via Skype, mi chiedo, perchè le azienda sono così restie a farli? Perchè solo noi candidati dobbiamo dimostrare la nostra disponibilità? 

Mi sono ritrovata spesso ad fare lunghi viaggi solo per “farmi vedere” mentre da quando chiedo la possibilità di effettuare il primo colloquio tramite Skype ho riscontrato, in chi ha accettato, apprezzamento per il rispetto reciproco nel non “perdere tempo”, anche nel caso in cui la posizione offerta e il mio profilo non erano in linea; e al secondo colloquio, di persona, si è andati subito al sodo sulle questioni tecniche consci entrambi dei presupposti (tipologia contrattuale, mansioni, esperienze precedenti ecc…) già chiariti tramite Skype. Capita anche a voi? Come vi comportate in questi casi?”

Le mie considerazioni

leggendo tra i 65 commenti che il post ha generato in 7gg si trovano davvero delle riflessioni intelligenti che meritano condivisione e rilievo.

Personalmente sono propensa in genere all’utilizzo di tutti questi strumenti e credo sia necessario stare al passo con i tempi, fare i conti con la parola “sostenibilità” e gestione del tempo … di tutti candidati e aziende o selezionatori. Non penso che, come selezionatrice, avrei dei problemi nel proporre un colloquio su Skype ancor di più se legato alla ricerca di un Community Manager. Nel mio lavoro utilizzo molto la videoconferenza per la Consulenza di Carriera e per il Personal Branding, dal mio LinkedIn si leggono anche segnalazioni di chi ha fatto percorsi con me utilizzando anche (ma non solo) skype.

Ida ci fa notare come sia poco coerente che un’azienda che cerca una/o  Community Manager/Social Media Specialist mostri un approccio mentalmente non aperto verso la tecnologia….

Coerenza è la parola chiave!

Lasciano un secondo da parte la parola “sostenibilità” concentramoci sulla parola “coerenza” parliamo di Employer Branding!  Che valori l’aziende riesce a trasmettere all’esterno facendoli associare al suo marchio? Quale talento attrarrà in questa maniera? L’azienda [un'agenzia specializzata nella comunicazione digitale] agendo così ha dato a Ida alcune info che lei non aveva e che le hanno permesso di scegliere se spendere denaro e presentarsi o meno…. lei infatti risponde: “Beh allora non siete interessati a una figura come la mia, quindi tempo e soldi del viaggio risparmiati. Non sono solo le aziende a voler verificare la disponibilità dei candidati, ma  anche chi cerca lavoro vuole verificare il vero interesse delle aziende nel ricercare una figura qualificata e non al far fare viaggi solo per vedere in faccia una persona, cosa che tramite Skype si può fare benissimo. “

Concludo

Tanti candidati che assisto si ricollocano grazie a contatti generati su LinkedIn con Head Hunter stranieri che fanno i colloqui via skype (e non solo il primo).  Ci sono aziende che operano in questa maniera già da tempo, cito, per esempio Apple; come selezionatrice, ripeto, non avrei restistenze a far il primo colloquio su Skype, così come non ho problemi a fare percorsi formativi in FAD o attraverso webinar.

Qualche info aggiuntiva con anche dei suggerimenti li ho trovati qui ne riporto alcuni come  esempio: l’abito fa il monaco anche se c’è lo schermo,  il colloquio è virtuale solo quanto agli strumenti di comunicazione impiegati, importante quindi  il modo in cui ci si veste e lo sfondo visivo che appare dietro il candidato … chiaro, lo scopo è sempre quello di “Farsi scegliere, Potendo scegliere!”

A presto

Anna


Cercare lavoro è come cercare un paio di scarpe! [non in una boutique...]

Ringrazio Claudio Capitani e Trovit per l’ospitalità :D

ovviamente, per correttezza, vi posto solo la premessa e vi rimando al link per leggerlo per intero!

Le 10 “Non-Regole” per Trovare Lavoro oggi 

Premessa

Cercare lavoro oggi è un lavoro!

Questa frase racchiude in se il concetto di complessità, la mancanza di regole e i meccanismi sommersi, tipo iceberg, che il Mercato del lavoro ci riserva oggi. Bisogna essere preparati, consapevoli e armati! Lo siete? Ne siete certi? Volete due spunti di riflessione? Andate avanti a leggere allora!

e le scarpe cosa c’entrano???? ……….. per saperlo leggete il resto del Post!

Data la sede, qui posso ringraziare Aurelio Meroni che è l’autore della metafora . . . ispiratrice :)
Buona lettura

A presto

Anna


Qualche dritta per chi cerca lavoro con Linkedin

Nei giorni scorsi ho postato su linkedin una discussione circa la reale utilità di linkedin nel trovare lavoro che mi ha dato lo stimolo per approfondire con un post l’argomento.

Linkedin oggi è un potente strumento di network, senza dubbio! va quindi sfruttato nella ricerca del lavoro, ma come?

Pochi semplici consigli per chi cerca lavoro

-profilo completo con descrizione dei ruoli e segnalazioni di ex colleghi ed ex clienti

-foto adeguata al ruolo (no stranezze, no atteggiamenti interpretabili) un sorriso non guasterebbe!

-se inviate dei CV, devono essere coerenti con linkedin (no sul CV: impiegato amministrativo e su linkedin: gestivo un team di persone!)

-accanto al nome, in alto, inserite una  frase che racchiuda al meglio la vostra professione, ma che sia interpretabile da tutti, non solo a chi parla il vostro “aziendalese“, parlate di ruolo ma anche di settori se importanti.

-non lasciate buchi di anni se potete e se non ne avete! (alle volte basta una svista… cosa veramente brutta da dover giustificare)

-collegate altre pagine e altri account, tipo blog, siti vari o twitter, se e solo se  sono coerenti con la vostra professione o con l’immagine che volete dare a chi vi leggerà.

-ponetevi un obiettivo di contatti settimanali, da aggiungere e con i quali confrontarvi

-se entrate in contatto, attraverso altre vie, con persone, aziende e società di selezione, cercate le persone e aggiungetele!

ricordo Tommaso che mi ha insegnato: se non lo ricontatti è come se non lo avessi mai conosciuto! TNX Tommaso:)

ancora due consigli

Primo: ampliate la rete con Head Hunter, HR, Selezionatori!

come? inserendo come filtro di ricerca proprio queste parole chiave e chiedendo il contatto con un breve messaggio personalizzato.

Ringraziate quando accettano il link dando una breve descrizione di voi, chiara, incisiva e che in 10 righe riassuma di voi: sapere, saper fare e saper essere (qui forse ci vorrebbe un altro post, non mancherò!)

Secondo: coltivate il network giornalmente interagendo e integrando i contatti.

lo scopo finale? Farsi scegliere, scegliendo! Ovvio!

a presto


Passioni Personali, Personal Branding e Colloquio

Quando si parla di passioni personali l’argomento si fa interessante: ognuno di noi ha conoscenze e interessi diversi e, quando si trova a parlarne agli altri, lo fa in maniera “autentica, passionale e immediata”, diventa trasparente e luminosa, un po’ come quando la luce s’infrange  su un diamante e ci mostra tutte le sue facce nell’insieme.
Il Personal Brand, sappiamo, è strettamente connesso con l’autenticità dei contenuti che condividiamo e, proprio questa autenticità genera la fiducia nell’ascolto.

La fiducia, l’ascolto e l’autenticità sono elementi preziosi durante un colloquio di selezione

Da dove nasce la mia riflessione
Nasce da un periodo inteso di networking on e off line, dalla conoscenza di tante persone, tante professioni diverse, interessi, stili di comunicazione.
“Chi ama Miyazaki, chi la politica, chi sa tutto sul satellite Uars, sul coworking, sul SEO, sull’Indie Rock ……. tanti stili di Personal Branding, tanto sentimento nel comunicare mi generano un’enorme curiosità: vorrei approfondire, leggere, googlare, sapere tutto! “
Quasi sempre quando incontro persone nuove, aziende o candidati che siano, cerco subito di capire quale è la lo “passione” perchè credo che osservare e ascoltare parlare le persone della loro passione ci faccia percepire molto di loro.
Da selezionatrice, devo dire che non trascuro questo aspetto e vorrei aiutare i “selzionati” a rifletterci.

Le mie considerazioni
Le persone, parlando liberamente delle loro passioni, sono autentiche, spontanee e “più leggibili”; è molto interessante capire l’angolazione da cui osservano le cose, le interpretazioni che danno, il livello di approfondimento; mi stupisco sempre di quante cose si possono sapere sui più disparati argomenti e mi chiedo: se davvero potessimo imparare tutto attraverso la passione di chi ce la racconta quanto sarebbe divertente?

Sul finire di un colloquio lascio sempre uno spazio per parlare delle passioni dei candidati, mi serve come chiusura e soprattutto per “dare forma” a sensazioni che fino a quel momento, magari, non sono riuscita a decifrare; lo sguardo si alza, le persone ricordano, iniziano a sorridere, scendono un po’ più nel personale, fanno esempi concreti e “sono vere”.

Consigli
Ognuno dovrebbe affrontare un colloquio con la consapevolezza di sè e delle proprie passioni, del proprio talento, dei propri punti di forza.
Il mio suggerimento è quello di avere delle buone risposte da fornire alla classica domanda: “cosa fa nel tempo libero? quali sono i suoi interessi? Le sue passioni?”.
Potrebbe essere banale, ma molti candidati non sono pronti a rispondere a domande del genere … allora ricorrono alle classiche risposte: leggo, guardo film, faccio sport.
Devo però confessarvi che, mentre questi non lasciano una particolare impronta nella mia memoria, mi ricordo molto bene di chi mi ha trasmesso e fatto sentire la sua passione, che sia l’indie rock o la traiettoria del satellite Uars, di quelle persone conservo una sensazione viva, come si ricordano il bagliore e la luce di un diamante: ne ho un ricordo preciso perchè mi hanno permesso di conoscere qualcosa di loro e di vederlo attraverso i loro occhi.

Lasciare un ricordo, un’impressione vera, trasmettere fiducia sono elementi molto utili per farsi scegliere, scegliendo!
A presto


Vision, Personal Branding e Ricerca di Lavoro

Negli ultimi giorni mi sono fermata a riflettere sul concetto di Vision legato a quello di Personal Branding nella Ricerca di Lavoro perchè credo che alla base di tutto ciò ci debba essere una visione chiara.

Perchè gli altri, aziende o selezionatori che siano, possano avere un’immagine di noi coerente, naturale e positiva dobbiamo riuscire a influenzarli non solo con le nostre azioni ma anche con la capacità di trasmettergli le nostre intenzioni future, rendondole coerenti con la nostra Vision! E’ importante, quindi, avere chiara una linea guida di pensiero e di comportamento, per noi stessi e per chi ci incontrerà.

La Vision nel Personal Branding

Ognuno di noi ha una propria visione, un modo di vedere le cose, di tradurle in azioni e di colorarle in base alle proprie chiavi di lettura, tutto ciò crea uno  “stile” sia sul lavoro, sia quando ci dedichiamo alle nostre passioni che deve essere coerente con la nostra visione personale, e con quella che vogliamo che gli altri leggano in noi.

Solo così sfruttando l’unicità che ci contraddistingue saremo percepiti come veri, unici e insostituibili.

Il Personal Branding si sorregge, oltre che sui contenuti, sul concetto di fiducia immediata che si genera a monte, o meglio i contenuti vengono avvalorati ed amplificati in maniera esponenziale se, chi li genera, ha già influenzato in maniera positiva ed etica il fruitore del contenuto stesso.

la Vision nella ricerca di lavoro

Quando incontro candidati che sono alla ricerca di un’occupazione li invito a riflettere su queste cose perchè una delle cose più complicate da capire durante un colloquio è proprio la fiducia che si può riporre sul candidato.

Quando faccio un colloquio attribuisco un peso molto significativo, oltre che ai dati, all’esperienza ecc.. proprio alla sensazione di fiducia che mi viene trasmessa. Il Personal Branding del candidato gioca un ruolo fondamentale nel trasmettermi proprio quel qualcosa in più che farà la differenza.

La coerenze tra le cose che dice, che ha fatto, tra le scelte che ha compiuto e le motivazioni che mi da, unite alla sua capacità di trasmettermi proprio la sua vision sono il cuore del colloquio per me.

Se tutto è coerente il candidato avrà davvero la possibilità di farsi riconoscere come una mela rossa in mezzo a tante mele verdi, ossia di  farsi scegliere, scegliendo!

Vi consiglio questa lettura che ho particolarmente apprezzato che parla di Lavoro e “visione personale” valorizzandone l’integrazione con la creatività e la spiritualità, buona lettura!

A presto

Anna


Il mio post per PersonalBranding.it

Tutto quello che da un curriculum non si legge

Ringrazio ancora una volta Luigi e Tommaso per l’ospitalitá e vi auguro buona lettura!
A presto
Anna


Quando l’immagine on-line influenza quella off-line

Il fatto
Nei giorni scorsi ho letto con molto interesse ed attenzione i due articoli citati in fondo. Il tema centrale, analizzato da due aspetti leggermente diversi, è il “come” un utilizzo leggero o superficiale di facebook possa precludere o influenzare l’immagine che un Direttore del personale, che ci deve selezionare, avrà di noi.
L’articolo in questione illustra come un candidato che, avendo probabilmente la sua bacheca di facebook visibile a tutti, scrive: “Tra un anno mi trasferisco in Giamaica” e di seguito arriva subito la giusta considerazione che, molto probabilmente l’HR che lo dovrà selezionare, cercando informazioni su di lui in fase “pre-colloquio” avrà degli elementi, non troppo coerenti su cui riflettere. Il selezionatore avrà da sondare meglio la sua reputazione on line in relazione a quella off line!

La mia riflessione
Sicuramente oggi, molto più di ieri, chi si trova a far selezione utilizza Google come strumento di ricerca per avere un’immagine più vera e più completa di chi avrà difronte e per verificare la reputazione on line dei candidati, ma è anche vero che sono informazioni aggiuntive che vanno lette in un contesto globale,  e cercando di interpretarne i “toni”, come giustamente ci suggerisce il secondo articolo.
Credo che però oltre a parlare di una “cultura del digitale” che dovrebbero avere gli HR bisognerebbe responsabilizzare in prima battuta chi è in grado di generare quei contenti.
Mi spiego: se partiamo dal presupposto che “dobbiamo farci scegliere,  scegliendo” dobbiamo ricordarci che è nostra la responsabilità sul tipo d’influenza che operiamo verso il nostro “selezionatore” e del tipo di reputazione on line che abbiamo; bisogna quindi utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione nel modo migliore, magari utilizzando bene le regole sulla privacy di facebook per non far leggere le note più “leggere” dei nostri post a chi utilizzerà Google per cercarci; anzi, ancora di più, facendo sapere di noi ciò che vogliamo e che  sarà più utile dire.

Ripeto una  frase non mia: i social network ci danno un grande potere, ma il loro utilizzo implica una  grande responsabilità.

Concludendo
Se fossi stata la selezionatrice in questione avrei incontrato ugualmente il candidato e, sul finire del colloquio, gli avrei simpaticamente chiesto qual’era il suo Business Plan per la Giamaica prima di “rimandare l’assunzione”!
Se fossi stata il candidato in questione, conscia del fatto di essere alla ricerca di un lavoro e della mia presenza sul web,  avrei scritto: “tra un anno, se non trovo il lavoro della mia vita, mi trasferirò in Giamaica”!
A presto,
Anna

ecco i due articoli citati:

Personal Branding e Colloquio di Lavoro | PersonalBranding.it

Questo e’ un articolo che ho scritto un mese fa per personalbranding.it che ringrazio per l’ospitalità!

Ringrazio, in particolare Luigi per la passione, l’energia e la disponibilità con cui mi sta passando un pò di “pillole del suo sapere sul Personal Branding”, una materia che da subito, o da prima ancora! mi ha rapita in maniera del tutto naturale e spontanea!

Quando si dice che “nulla accade per caso” . . . anche se non dimentico di ripetermi che “la fortuna è quando la competenza incontra un’opportunità” (grazie G.). . .

Mi sto quindi concentrando nel mettere ordine nel caos di idee che, da sempre, regna nella mia testa per connetterle tra di loro ( copio la metafora da @alebrandcare, grazie! Twitter=enorme fonte d’ispirazione)

La mia mission chiarita: connettere idee che parlano delle cose che m’interessano, mi appassionano e mi rapiscono!

Un saluto a tutti
Anna

http://www.personalbranding.it/2011/personal-branding-e-colloquio-di-lavoro/


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